11.9.06

Profondo Rosso


Cosa c'è alla base della fama del più famoso film di Argento?
I detrattori puntano il dito contro le lungaggini di alcune sequenze (l'ispezione alla villa del bambino urlante), l'assurdità di certi delitti, l'eccessivo fervore, il finale baracconesco (comune a molte pellicole del regista), l'improbabilità dell'assassino.
I sostenitori, dall’altro lato, evocano espressioni quali "poesia della violenza", "controllo formale", "espressionismo", tendendo in questo a confrontare la pellicola con altre del genere. Il film infatti, per essere un "thrilling" (come fu pubblicizzato all'uscita nelle sale, nel 1975), è indubbiamente superiore alla media per sceneggiatura e soprattutto confezione. Il montaggio resta ancor oggi esemplare, il lavoro sul suono mirabile, e anche i tempi sono ottimizzati per l'effett(acci)o finale.
A rivederlo tante volte, comunque, qualcosa indubbiamente sembra non funzionare. Tutto quello che non è semplicemente visivo rischia spesso di appare puerile ed artificiale. E anche le invenzioni pittoriche sono annegate dal sadismo, che sposta l'attenzione e tende a fiaccare i sensi.
Un ottimo film di genere, senz'altro, ma a volte poco distante dal bric-à-brac degli "idioti dell'orrore" (Battiato). È proprio lo spavento generato a indebolire una pellicola che potrebbe avere ambizioni più ampie (non contenutistiche, ma formali) e a farlo restare soltanto un film pauroso. Sarebbe stato possibile allargare l'estetica dell'omicidio e della brutalità ai canoni più ampi della bellezza vista come dramma, scissione (cfr il solito Bacon, o Genet), ma le scelte sono precise, e orientate più all’omaggio al genere che all’arte.
Quindi la paura è il mezzo e il fine. Questo è il limite.
È comunque interessante pensare all'influenza dell'architettura e del design, della moda e del costume sull'attribuzione dell'aggettivo "spaventoso" a quello che si vede.
Il film fa paura perché è vecchio e sporco, perché le luci sono taglienti, le musiche tese, i colori vivissimi (quel sangue di un rosso irreale è ancor più pauroso di quello vero, perché diventa parossismo del concetto di sangue. Come dire: tutto è malato, persino il sangue delle vittime), i dettagli morbosi (i rubinetti, gli specchi incrostati, la puntina del giradischi, le carrellate sui tavoli pieni di oggetti bizzarri e rossi).
Quell'arredamento (vedasi la casa della prima vittima) è funzionale alla storia, persino gli esterni sono tetri, spaventosi, e in ultima analisi tutti gli ambienti, naturali e non, funzionano decisamente.
Nel successivo Suspiria (1977) il décor barocco e coloratissimo - fin nelle luci, a tratti kitsch - e le scenografie pompose e visuali serviranno più da contrappasso che da sostegno. Qui invece le luci violente, i colori scuri, le prospettive sghembe generano una tensione subliminale profonda e duratura, e concorrono a generare il meccanismo della paura.
A qualcuno capita ancora di girare per le città e di inquietarsi a vedere gli androni dei palazzi, "stile profondo rosso", e di provare disagio a trovarsi in quelle strutture. Tale è la forza visiva del film.
La violenza è esplosiva, e poco credibile in certi tratti (avendo a disposizione un'arma affilata, che bisogno c'è di ficcare la testa della vittima nell'acqua bollente?), ma è indubbiamente vincente. La pellicola fa paura perché si sente che quella che rappresenta è la violenza che lo spettatore desidera. Fa paura la propria parte oscura che spinge a non girare gli occhi, ma anzi a guardare attentamente la mano dell'assassino che spacca i denti della vittima contro gli spigoli del camino. Il film tiene cioè conto dell'orrore inconscio, che completa la gamma di quello mostrato, centrando in pieno l'obiettivo di mettere a disagio.
A volte Argento si trova pericolosamente sul margine: ma sa bene che troppa violenza diventa grottesca e genera distacco, e dunque si tiene costante sul bordo. E mostra il massimo tollerabile, e nello stesso tempo credibile. Il regista introduce così una misura nella violenza (tra le pur abbondanti efferatezze).
Cliccare sul link, dove si vede il bellissimo trailer originale:
http://www.youtube.com/watch?v=Bjc1-Co-Fxk

Dario Argento, 1975

3 commenti:

enrico ha detto...

questo film è un gran pezzo d'arte, sia con i suo difettucci che con i suoi surrealistici pregi. Mi fa sempre saltare sulla sedia ogni volta che lo vedo, e vi assicuro che l'ho visto ormai centinaia di volte da quando, all'età di 13 anni, lo vidi per la prima volta

enrico ha detto...

gesù giuseppe maria...che strizza il trailer...aaaaaaaaaaaaaaaaaah

Anonimo ha detto...

Si, concordo, un capolavoro dell'horror. ancora oggi mi fa venire ritti i peli delle braccia.
Ma cosa è successo al buon dario? Gli ultimi suoi film sono delle emerite schifezze, non fanno paura nemmeno a un infante!
ciao Stefano