4.7.07

Il diavolo probabilmente



Era il 1977. Robert Bresson usciva nelle sale con un film asciutto e lucido, agghiacciante e sublime.
Un film sul disfacimento dei valori (e) dell’uomo.
I personaggi sono tutti magri all’inverosimile (comprese le comparse), i loro volti sono statici e incerti, i loro umori e pensieri imperscrutabili. C’è una credibilità insana in questi personaggi strambi e selvatici, una gravissima leggerezza che tiene l’attenzione sospesa a oscillazioni.
Il film ha pochi dialoghi, ma alcuni sono di un’inattesa fluidità, e lasciano affabulato lo spettatore.
Gli squarci lirici sono solo due (!), il primo in una chiesa, con il protagonista e un suo amico tossico che, nel sacco a pelo, ascoltano da un giradischi l’”Ego dormio, et cor meum vigilat” di Monteverdi. Charles ha gli occhi spalancati, mentre il suo amico dorme.
Il secondo momento viene a pochi attimi dalla fine, quando cioè Charles si avvia alla sua fine, e passando davanti a una finestra semiaperta, è per un attimo catturato da una triste musica al pianoforte che viene dall’apparecchio televisivo all’interno. Si ferma per un attimo, guarda dentro. Poi riprende il suo cammino di condannato.

Riporto dei dialoghi.
Come si usa dire: ATTENZIONE!!! SPOILERS!!! Ho trascritto il finale del film (ma del resto lo si deduce dalla prima scena, che anticipa la fine. Il film è un unico lungo flashback, dunque non mi sento in colpa).
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Sull’autobus pieno e silenzioso.
Charles (dopo aver assistito a una lezione di ecologia, dove il relatore difendeva le centrali nucleari): “Stupendo! Per tranquillizzare la gente basta negare l’evidenza”.
Michel: “Quale evidenza? Siamo in pieno soprannaturale. Niente è visibile”.
Charles: “Tu sei incredibile”.
Sale altra gente, in silenzio. Biglietti obliterati, mani che scorrono sui sostegni.
Charles: “I governi hanno la vista corta”.
Un tizio seduto un paio di file più avanti: “Non prendetevela con i governi. In tutto il mondo in questo momento nessuno e nessun governo può vantarsi di governare. Sono le masse a determinare gli eventi, delle forze oscure di cui è impossibile conoscere le leggi”
Una passeggera: “La verità è che qualche cosa ci spinge contro quello che siamo”
Il passeggero di fianco: “Bisogna starci, starci sempre. Sennò passi per quello che protesta sempre”
Un passeggero più avanti: “Ma chi è allora che si diverte a farsi beffe dell’umanità?”
Il passeggero di fianco: “Già, chi ci manovra sotto sotto?”
Il tizio di prima: “Il diavolo, probabilmente”.
Charles batte il gomito di Michel. L’autista si gira verso il tizio, lo guarda e frena di botto. Si sente un clangore. Scende e non torna più. Le macchine dietro suonano il clacson.
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Al colloquio dallo psicanalista (estratti). Charles (C) e lo Psicanalista (P).
P = l’inazione non le procura un certo piacere?
C = è il piacere della disperazione, evidentemente
P = si sente colpevole?
C = colpevole?
P = verso se stesso
C = colpevole senza esserlo. So di essere più intelligente degli altri, più lucido, e sono cosciente della mia superiorità. Ma se facessi qualcosa mi renderei utile, seppure in minima parte, a un mondo che mi fa schifo. Tradirei le mie idee, e questo mi farebbe solo sprofondare di più. Preferisco che non ci sia via d’uscita.
P = niente più politica nella sua vita?
C = il rifiuto di tutte le politiche

C = detesto la vita, ma detesto anche la morte. È una cosa orribile. Dottore, credo che non potrei mai fare quel gesto (il suicidio). L’idea che in quell’attimo cesserei di pensare, di vedere, di sentire
P = ed è proprio per questo motivo che gli antichi romani chiedevano aiuto a uno schiavo, oppure a un amico
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Nel cimitero di Pére Lachaise, di notte.
Charles cammina davanti, Valentin lo segue, con la pistola che gli ha dato Charles.
C = credevo che in un momento così grave avrei avuto dei pensieri sublimi… Vuoi sapere cosa penso?
Valentin gli spara alla testa, poi spara ancora al corpo steso a terra. Prende dalla tasca del cadavere i soldi che Charles gli aveva promesso. Poi scappa via.
Il film si chiude così, senza neppure la scritta “FINE”. Del resto, è implicita.

Robert Bresson, 1977

3 commenti:

S. ha detto...

Uhm.
Sei sempre troppo avanti quando scrivi.
Io aspetto dei commenti sulla Goggi, e allora capirò. :-)

S.

atrep ha detto...

Ciao Marco..
sempre bello leggerti....
R.

Anonimo ha detto...

Ciao Marco... domenica mi hai fatto venire una gran curiosità di vedere il tuo blog..ed ecco qui, detto fatto! Allora, che dire...già mi piacevi ma adesso un pò di più..è accattivante leggere quello che scrivi e poi mulholland drive è anche uno dei miei film preferiti!!!
P.S. la prox volta che vengo da Giuseppe mi fai vedere le diable probablement???
Ok, torno a lavoro
A presto
Mariangela